Per due anni ho aperto email. Centinaia: bolle, fatture, packing list, e ogni volta cercare a mano i valori giusti da riportare a sistema — un AS400 in un’azienda di trasporti, un gestionale su misura nel magazzino di chi produce componenti per veicoli. Ore tolte ogni settimana a cose che contavano molto di più. Ed era solo il problema più visibile.
Quello più costoso era un altro: due colleghi, formati in momenti diversi, classificavano lo stesso documento in modi diversi, e nessuno dei due sapeva chi avesse ragione. Errori che non si vedono subito — saltano fuori mesi dopo, con un cliente o un fornitore, e a quel punto costano.
Ed era sempre la stessa storia. Ogni azienda in cui sono entrato era piena di software di altri: scatole chiuse, dove una modifica costava mesi o non si poteva fare. Così, invece di usarli per andare più veloci, ci costruivano intorno processi manuali per tappare quello che non si incastrava. Ma i processi dovrebbero essere disegnati sul vostro lavoro, non sui limiti di chi vi ha venduto il software.
Sono uno sviluppatore. Ho capito cosa sanno fare davvero l’intelligenza artificiale e le automazioni quando ho iniziato a delegare loro il lavoro, tenendomi il controllo, l’orchestrazione e la revisione. È la stessa postura che voglio trasmettere.
Ho studiato economia e diritto prima dell’informatica. Non sono un avvocato, ma quando c’è da capire cosa dice una norma su dati e intelligenza artificiale non mi serve un traduttore. E l’economia aziendale mi serve dall’altro lato del tavolo: per capire su quali numeri misurate se una cosa è valsa la pena.
Non sostituisco i sistemi che avete già: quasi sempre il problema non è il gestionale, è quello che succede intorno. Non vendo licenze e non vendo scatole chiuse — per quelle ci sono fornitori più adatti di me. E se il vostro problema si risolve configurando meglio quello che avete, ve lo dico e non vi mando una proposta.
Sonny Gioachin — Consulente indipendente